La storia e il restauro
Palazzo Pianciani è la dimora d’epoca più estesa per superficie nel centro storico della città di Spoleto. Il palazzo fu edificato dalla famiglia Pianciani inglobando un nucleo di antiche abitazioni e case torri risalenti al medioevo e che, a loro volta, avevano le fondazioni su più remoti insediamenti del periodo longobardo e, addirittura, romano e che testimoniano la stratificazione millenaria della topografia spoletina. L’architettura dell’attuale edificio risale al periodo che va dal XVII al XVIII secolo ed esprime l’apice del potere economico e istituzionale della famiglia.
I Pianciani
I Pianciani risiedevano in città fin dal medioevo e accrebbero immense fortune economiche e importanti rapporti politici attraverso il costante, forte legame sempre avuto con la corte papale romana, ove rivestirono rilevanti incarichi militari, diplomatici, di magistratura, di curia e di scienza.
Gli storici collocano i Pianciani tra le più nobili famiglie umbre: nel 1251 furono i pacificatori tra le due agguerrite fazioni dei guelfi e dei ghibellini della città; nel 1292 Don Celle di Bartolotto Pianciani fu podestà di Pisa , successivamente Capitano del Popolo a Perugia e podestà di Orvieto; nel 1394 Don Simone fu ambasciatore con l’incarico di trattare la pace con i Malatesta di Rimini. Una famiglia, quindi, che, sin dall’epoca medievale rappresenta un’eccezionale vastità di interessi politici ed economici nell’Italia Centrale, sempre mediati dalla corte romana . Ma, anche nella storia recente, i Pianciani recitano un ruolo importante: infatti tra la metà e la fine dell’Ottocento, Vincenzo, tesoriere del Governo Pontifico, è il personaggio che incarna maggiormente il declino dello Stato dei Papi e di un’epoca intera, combattuto tra gli insegnamenti di tante generazioni e l’ansia di rinnovamento rappresentata dal figlio Luigi. Vincenzo, infatti, è tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Roma (1836), di cui fu anche il direttore nel triennio 1842-1845. Il figlio, Luigi, di cui il 9 agosto di quest’ anno ricorre il bicentenario della nascita, rappresenta, invece, la generazione opposta, quella della giustizia, della libertà e, infine, quella dell’Unità d’Italia. Infatti, nel 1847 viene eletto Gonfaloniere di Spoleto e promuove immediatamente la prima petizione a Pio IX volta ad ottenere l’introduzione della costituzione liberale. Nel 1848 è già ufficiale delle milizie combattenti nel Veneto con il grado di colonnello e prende parte alla difesa di Venezia. Nel 1849 viene arrestato dai francesi, è esule in Francia e a Londra, ove collabora con le iniziative mazziniane, partecipa alla campagna meridionale nel 1860 e successivamente alla terza guerra di indipendenza,ove, per vari atti di valore compiuti nella battaglia di Bezzecca, gli viene conferita la Croce di cavaliere dell’ordine militare di Savoia. Viene eletto deputato al Parlamento italiano nel 1865, e in seguito viene acclamato per due volte sindaco di Roma (1866 e 1881) e amministratore della sua Provincia, incarichi in cui si distingue per il rigore morale e la volontà di trasparenza negli atti amministrativi.
La Banca e il Palazzo
L’acquisto del palazzo da parte della Banca avvenne nel 1977, dopo la totale decadenza ed estinzione della grande famiglia spoletina. L’immobile fu adibito a contenere molti uffici direzionali della banca, già interessata da una forte crescita e del suo primo sportello cittadino. Ma, in quell’epoca, non molto lontana, numerosi furono gli assedi e i tentativi di scalata all’autonomia della banca. Un periodo difficile, in cui ci fu anche chi, in modo sconsiderato, propose la vendita dell’immobile per trarne utili di bilancio. Fu inutile: non solo l’intero corpo aziendale, ma la stessa città di Spoleto, i soci, la fedele clientela della banca si sollevarono. Il palazzo era già diventato l’emblema della forza e della volontà di crescita e soprattutto dell’indipendenza dell’Istituto popolare e cooperativo ideato e realizzato da Giulio Cesari nel 1895.
Vent’anni dopo l’acquisto, la grave fase sismica del 1997/1998 decretò la parziale inagibilità del Palazzo, costringendo la Banca a trasferire parte dei suoi uffici di direzione in zone decentrate della città.
Il Restauro
Solo nel giugno del 2005 ebbe inizio un’ingente fase di ristrutturazione attraverso un lungo iter di ricognizione storica sul complesso architettonico, di confronti e di riflessioni ispirate al pensiero guida di salvaguardare l’identità culturale del Palazzo, quale luogo rappresentativo per molti secoli dello sviluppo sociale ed economico della comunità spoletina.
L’impegnativa decisione di restaurare Palazzo Pianciani ha portato al recupero di una superficie finale di 8.343 metri quadrati, di due piani nobili interessati da un eccezionale corpus decorativo, di un nuovo corpo scala modernamente progettato in forma elicoidale, di tre vani ascensore e di uno spazio per mostre e convegni. Anche questa operazione di restauro, ultima e più importante di una lunga serie di recuperi storico-architettonici sostenuta dall’Istituto in questa città, testimonia l’attenzione di BPS all’arte e alla cultura, quale attività propulsiva di sviluppo sociale ed economico e quindi meritevole di cospicui investimenti.
Oggi, la storia del restauro di Palazzo Pianciani, rappresenta per la BPS e per tutta la sua compagine, un percorso durato cinque anni. Un lustro di ipotesi, di confronti, e di attività di studio e di interventi pluridisciplinari , di scavi e di scoperte archeologiche, ma anche di indagini d’archivio di discussioni e verifiche sul campo, tra i tecnici , gli architetti , gli storici, gli ingegneri, gli archeologi e gli specialisti del restauro e, dall’altra parte, l’Azienda, con i suoi amministratori, il top management e i dipendenti, desiderosi di riavere disponibile e rifunzionalizzato il Palazzo, al quale con il restauro viene restituito il suo più inalienabile diritto: la bellezza.